Boston: la culla americana

Eccomi qui a parlarvi di Boston: cercherò di spiegarvi perchè ho letteralmente adorato questa città.

Siamo atterrati a Boston come prima tappa del nostro viaggio tra le metropoli della East-Coast, avevo letto tanto, ma di questa città non ero proprio riuscita a farmi una idea, se non che è strettamente legata alla Guerra d’Indipendenza americana, ma, a parte questo, non sapevo proprio cosa aspettarmi.

Avevamo prenotato un B&B, il Montgomery Place, prenotato dal sito dei B&b di Boston, che si è rivelato essere in realtà un appartamento all’interno di una abitazione di una famiglia americana, una vera casa di mattoncini rossi bostoniana con una ripida scaletta di ferro battuto, una vera perla in un quartiere molto tranquillo e residenziale.

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il nostro b&b da fuori

Ho adorato questo alloggio perchè era proprio come vivere come gli americani, anche se eravano assolutamente indipendenti in tutto. Avere un appartamento ha comunque molti vantaggi, prima di tutto, ti obbliga ad andare al supermercato per cucinare, ed è così, immergendosi nella vita quotidiana della gente del luogo, che si impara davvero a conoscere un po’ la gente del posto. Personamente l’ho trovata anche una scelta importante per il portafoglio, Boston è una delle città più care d’America e l’appartamento permette di risparmiare molto rispetto all’hotel, ed evita anche di andare al ristorante tutti i giorni.

Siamo rimasti a Boston 4 giorni, il primo giorno siamo andati a Martha’s Vineyard, di cui ho già parlato in precedenza, mentre il secondo e il terzo giorno li abbiamo dedicati a visitare la città. Tuttavia, consiglio, se potete, di lasciare qualche giorno in più a Boston, è molto facile raggiungere per esempio Salem in traghetto, o fare gite di un giorno verso nord, verso Portland per intenderci, questo permette di vedere davvero molto del New England, che ho davvero adorato e vorrei averglidedicato più tempo, ma ahimé, non ne avevo altro.  Andateci però in estate, o al massimo in primavera o settembre, l’inverno qui è molto rigido e le tempeste di neve sono frequentissime.

Cosa c’è da vedere a Boston?

Se avete solo un giorno o due iniziate dalla Freedom Trail, è un percorso di circa 3 ore a piedi che vi permette di rivivere i momenti salienti che legano Boston all’Indipendenza, i principali luoghi da vedere di questo percorso (che sono però molti di più) sono:

  • il Boston Common, un parco che si dice essere il più vecchio parco degli Stati Uniti, che nel tempo ha cambiato molte volte destinazione d’uso, tra cui sede dell’esercito durante la guerra d’Indipendenza.
  • la Massachusetts State House, è tuttora la sede del governo dello stato del Massachusetts
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State House
  • Park Street Church,da qui nel 1829 William Lloyd Garrison pronunciò il suo primo discorso contro la schiavitù
  • Faneuil Hall sede del mercato, qui vennero tenuti molti famosi discorsi nel periodo della rivoluzione. Il suo simbolo è la cavalletta segnavento.

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  • l‘Old Granary Burying Ground, un cimitero  con le classiche lapidi di pietra piantate nel terreno che che ospita i grandi personaggi della rivoluzione.bostons_granary_burial_ground
  • King’s Chapel, dove sono conservate le spoglie di una pellegrina.
  • Old South Meeting House, da dove nel 1773 ebbe inizio il Boston Tea Party
  • Old State House, la sede del governo coloniale, da cui, il 18 luglio 1776, venne  la dichiarazione d’Indipendenza

Tutto questo percorso a mio avviso va fatto a piedi, farlo con i mezzi vi toglierebbe gran parte del gusto e comunque Boston è una città con un centro relativamente piccolo, che si visita davvero bene a piedi.

Noi abbiamo fatto questo giro di mattina, nel pomeriggio abbiamo deciso di andare verso il porto della città e di vedere il New England Aquarium. Sicuramente è una gita ideale da fare con i bambini, ci sono le lontre, le otarie e un sacco di pesci, e laboratori didattici da fare con i più piccoli ma personalmente trovo che il prezzo d’ingresso sia eccessivo e che le vasche non siano tenute benissimo, ad ogni modo è uno degli acquari più famosi degli USA.

Dal porto partono anche i traghetti per Salem e per una visita alle isole del porto, non ho purtroppo avuto tempo per queste due attività, cosa che avrei fatto davvero volentieri, in particolare la visita alle isole del porto è consigliata un po’ da tutti.

Non potete poi perdere la vista che si gode dall’alto del Prudential Center, è un centro commerciale con una torre panoramica, da cui si gode della vista a 360° sulla città, davvero bello, da qui si vede bene la natura della città, piena di brownstones e viali alberati., davvero a misura d’uomo.

Se avete tempo potete poi andare a visitare la Boston Library, la biblioteca della città, che è molto carina e si trova vicino al Prudential center.

Altro luogo da non perdere è Quincy Market, dietro a  Faneuil Hall, in centro. Qui è il luogo ideale dove mangiare, la costruzione infatti era un mercato al coperto che oggi è totalmente dedicato a negozi che vendono cibo, si trova di tutto, chioschi etnici, pizza, frutta, pesce ecc., tutto rigorosamente to go, d’asporto.

Infine, l’ultimo giorno l’abbiamo dedicato alla visita del campus di Harvard, unica meta raggiunta in metropolitana. Harvard, come sapete, è una università privata, tra le più esclusive degli USA e si trova proprio a Boston, fu fondata nel 1636.

Il campus è relativamente raccolto, ma vanta  la più grande biblioteca universitaria del mondo con oltre 15 milioni di libri la terza dopo la biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e la British Library. Purtroppo l’ingresso è riservato agli studenti.

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Biblioteca di Harvard

Come dicevo, il campus è relativamente piccolo, tutto si snoda attorno’Harvard Yard, una sorta di cortile rettangolare dove ci sono principalemente i vecchi dormitori, fuori dal perimetro dell’Harvard Hard si trovano invece i padiglioni dove si tengono le lezioni.

La cosa che mi ha colpito di più leggendo la storia del campus è che nei secoli scorsi gli studenti si scaldavano mettendo le palle di cannone sul fuoco, in modo che fungessero da stufe, poi a primavera, le buttavano giù dalla finestra, e sui i marciapiedi fuori dai dormitori a volte si vedono ancora i buchi causati da questi lanci. Curioso.

Un consiglio per il cibo: fino  a che siete a Boston mi raccomando di mangiare aragosta e astice, è molto economico.

Ho trovato questa città davvero graziosa, a misura d’uomo e ricca di storia (per essere una città americana) l’ho trovata anche molto genuina, senza eccessi o finzioni.

Una visita a “The Hub” o “Beantown” come la chiamano lì è senza dubbio straconsigliata.

Martha’s Vineyard: l’isola delle vacanze

La mia prima tappa negli USA è stata la bellissima isola di Martha’s Vineyard.

Si raggiunge in auto da Boston o da New York, io l’ho raggiunta da Boston con una gita in giornata organizzata in pullman da una agenzia locale, la Grayline, perchè io e mio marito abbiamo deciso di fare questo viaggio negli USA completamente senza auto, per provare ad immergerci ancora di più nella vita locale.

Avevo sentito parlare spesso di Martha’s Vineyard per due motivi: primo qui hanno girato il famoso film Lo Squalo (Jaws) di Spielberg, il secondo è che l’isola è il luogo dove trascorrono le vacanze i ricchi americani e molti presidenti, ci andavano i Kennedy e oggi ci vanno gli Obama, che casualmente erano lì quando ci sono stata io (non li ho visti però).

L’isola si trova davanti alla penisola di Cape Cod, molto particolare per la sua forma ad uncino, altra famosa meta vacanziera ma meno pretenziosa, da qui si prende un traghetto dalla cittadina di Falmouth verso l’isola. Per arrivare qui da Boston ci vogliono due ore di auto.

 

I costi per pernottare a Martha’s Vineyard sono elevatissimi ma a mio avviso si può tranquillamente dormire  a Cape Cod, che è un pochino più economica, e prendere il traghetto per passare la giornata a Martha’s Vineyard, la tratta dura una mezz’ora ed è molto piacevole. Gli hotel vanno comunque prenotati con largo anticipo, si tratta di mete molto gettonate in estate.

Una volta arrivati al porto, consiglio presto, verso le 9.30/10.00, si scende sull’isola, si compra un biglietto giornaliero per gli autobus locali e come prima tappa, senza perdere tempo, bisogna andare a visitare il luogo più lontano dell’isola: Aquinnah Cliffs.

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Questo è forse il luogo più bello dell’isola ma purtroppo ci vogliono 3 ore per visitarlo: una per arrivare, una per vedere la zona e una per tornare, quindi molte persone decidono di non visitarlo. Noi ci siamo stati, anche se è stata una vera corsa poi vedere tutto il resto, ma gli scogli a picco sul mare sono davvero troppo belli per essere lasciati da parte.

Da lì ci siamo spostati  Vineyard Heaven, un piccolo paese da cartolina, che mi ha tanto ricordato una serie televisiva, una delle tante abientate in questo lato di America. I negozi di legno vendono cibo o articoli per la casa di un certo livello, non dimentichiamo che il tipo di villeggianti qui è davvero molto alto, si tratta di uomini d’affari che non hanno problemi a spendere denaro. Non è raro vedere le signore immergersi in acqua con grosse collane d’oro al collo, perfettamente pettinate e truccate, un po’ surreale per certi versi.

I ristorantini tipici sono molto invitanti ma c’è un solo must: l’aragosta, in questo tratto di USA si deve mangiare pesce, in particolare appunto il lobster (aragosta), che qui è davvero molto economico, sento ancora in bocca il suo sapore divino!

Da qui abbiamo preso l’autobus e siamo andati a Edgartown, nella parte sud est dell’isola. Questo paese, più grande di Vineyard Heaven, mi è piaciuto da morire. Intanto è il luogo giusto per mangiare, abbiamo scelto un piccolo baracchino che vendeva hamburger dii lobster, pagati pochi dollari ma che ci hanno soddisfatto enormemente. Abbiamo consumato il pasto su una specie di balcone panoramico con le panchine (che vedete qui sotto nella foto con la bandiera) e sono rimasta molto colpita nel trovare davvero un traghetto di legno che trasporta 3 macchine da una piccola isola verso l’isola principale, non credevo che esistessero davvero!

Dopo aver passeggiato per le vie del paese, piccolo e velocemente visitabile, abbiamo camminato per raggiungere il faro di Edgartown che si trova in una zona residenziale della cittadina ma in una punta immersa nel verde, sembrava macchia mediterranea. Ho adorato questo luogo, pacifico, immerso nella natura del mare, con molti uccelli acquatici.

Infine, lasciata Edgartown, abbiamo concluso la giornata a Oak Bluff, luogo di attracco del traghetto, in attesa dell’ora della nave del ritorno. Questo paese era in origine abitato dagli indiani Wampanoag, sterminati purtroppo dai primi coloni e dalle malattie da loro portate. I primi abitanti provenienti dal vecchio mondo furono una colonia di metodisti che costruì chiese e una strada famosa per la presenza di abitazioni stile cottage colorati che fanno sembrare questa via l’ambientazione di una favola.

La cosa che mi ha più colpito di questa isola è la perfezione, tutto è in perfetto ordine e pulitissimo. Non c’è una foglia o un filo d’erba fuori posto, non c’è  una bandiera scolorita davanti a nessuna casa, così come la vernice sugli edifici sembra appena data. E’ tutto così perfetto da sembrare finto, ci sono in giro persone vestite con costosi abiti firmati, anche per andare in spiaggia e macchinoni di marche costosissime. Non è un luogo dove i “comuni mortali” possono trascorrere 15 giorni di vacanza ma mi è piaciuto moltissimo, si respira pace e rilassatezza e ci avrei passato davvero qualche giorno in più, anche se il mare non è caldissimo, contrariamente all’aria.

Sicuramente se avete tempo e siete da quelle parti vale davvero la pena farci un salto.

Volare senza paura: le turbolenze

Ho la fortuna di avere un amico che fa il pilota, mi ha spiegato varie volte come funzionano le turbolenze, quindi mi capita di rado di aver paura delle turbolenze durante il volo, anche se ammetto di non averne mai affrontate di davvero forti.

Ho pensato di condividere con voi questo video, che spiega molto bene cosa sono le turbolenze e come le affrontano i piloti. Per chi ha paura di volare, o ha paura delle turbolenze, può essere di grande aiuto.

Bilancio dopo la East-Coast

Ciao a tutti! 

Sono rientrata lunedì dal mio viaggio nelle città della East-Coast, vi racconterò i dettagli prossimamente.

 Intanto volevo fare un primo bilancio e una prima valutazione del viaggio. Innanzitutto visitare la East-Coast in agosto è un suicidio. Ragazzi che caldo fa??? Non ne avevo idea! Sapevo che avrebbe fatto caldo ma non mi aspettavo 38 gradi e il 50% di umidità, clima degno della peggior estate caraibica/tropicale, con la differenza che qui non ho trovato acque turchesi in cui parcheggiarmi per 12 giorni. Consiglio di andare in primavera o autunno, prima del gelido inverno ricco di tempeste di neve. 

Ecco qui la mia classifica di gradimento dal primo all’ultimo posto: 

Cape Cod e Martha’s Vineyard, fantastici! 

Boston, bellissima e clima perfetto

poi Washington D.C., 

Philadelphia 

e infine in ultima posizione New York City. 

So di essere controcorrente, so di far parte di una minima percentuale di popolazione ma a me la Grande Mela proprio non è piaciuta, poi vi spiegherò perché nell’articolo che dedicheró alla città che non dorme mai, nel frattempo buone vacanze o buon rientro! 

A presto!

Viaggiare oggi, tra paura e voglia di scoprire il mondo

Questa mattina mi sono svegliata e come ogni giorno ho letto le notizie sul mio smartphone. Ed ecco qui, un altro attacco terroristico, questa volta ad Istanbul.

Ma perchè?

Non è giusto, ancora tanti morti, tra persone civili innocenti. Quando leggo queste notizie, non mi sento bene.

Sembra che non ci sia più una zona geografica più pericolosa di un’altra, sembra che non ci sia una logica. Adesso però si sono messi a prendere di mira gli aeroporti, ad un viaggiatore forse fa più impressione che ad altri.

Chi ama viaggiare si fa delle domande, sa che potrebbe esserci lui tra quelle persone. Manca un mese al mio viaggio negli States e non è che da quelli parti stiano tanto bene, ogni giorno qualcuno prende un’arma e spara sulla folla. Assurdo. Purtroppo sembra che l’umanità stia impazzendo.

Il fatto è che, nonostante tutto ciò, io non riesco a fermarmi. Non voglio farlo. La voglia di scoprire il mondo è troppo forte, più forte di tutto.

Mi capita di guardarmi intorno più di prima, di farmi delle domande sulle persone che mi sembrano sospette, ma alla fine la voglia di scopire il mondo vince.

I giornali parlano solo  del brutto che c’è nel mondo, ma io lo so che là fuori ci sono tante cose belle, tante persone buone, che aiutano gli altri.

Viaggio anche per non dimenticarlo mai.

Racconto letterario sul viaggio in Sudafrica

Ciao,

come qualcuno di voi avrà capito, ho da poco deciso di dedicarmi alla scrittura, conscia che la strada sarà lunga e piena di difficoltà.

Ieri quasi per caso, ho scoperto un contest che parla di viaggi, e ho deciso di partecipare, parlando in un racconto del viaggio fatto in Sudafrica, quale migliore occasione, visto che si tratta della mia grande passione.

Visto che la passione per i viaggi contagia anche voi, vi lascio il link per leggerlo.

Mi aiuteranno molto le vostre visualizzazioni e vostri download e anche i vostri commenti.

Buona lettura!